These Important Years

I miei anni ‘80

La cultura dell’immagine

Pubblicato da Suedehead su 18 Settembre 2007

L’immagine non è certo un fatto nuovo nel rock, tutt’altro. Ma un conto è il richiamo alla faccia dell’eroe, un insieme di gesti o una copertina che lancia messaggi paralleli al livello sonoro, altro conto è il videoclip. In questo caso l’immagine si sposta e si sovrappone alla musica, diventa “altro”. L’integrazione è solo apparente.
In precedenza c’erano stati numerosi casi di “filmati” connessi a una canzone, ma quasi sempre erano ben motivati e in qualche modo “eccezionali”. Ben diverso quando questa pratica diventa in qualche modo un obbligo industriale. Le case discografiche scoprono di poter ottimizzare le loro capacità di promozione, estendendo a tutto il mondo, con relativa facilità, il potenziale di vendita di un prodotto. La motivazione “interna”, per così dire artistica, di un abbinamento musica-immagine passa in secondo piano, e diventa immediatamente necessità industriale che modifica e condiziona le sorti e le motivazioni di questo abbinamento. Inevitabile, si potrebbe dire, visto che il rock da un certo punto di vista non poteva non soggiacere a questo destino, essendo figlio prediletto della civiltà dell’immagine, ma è un fatto che grazie all’avvento dei videoclip l’industria assume un controllo e un’invadenza sulla cultura rock che non aveva mai assunto in precedenza. Sarà un caso ma sono gli anni in cui la musica giovanile ha prodotto la sua massima piattezza, un’omologazione diffusa e standardizzata. Nel suo carattere di necessità il video tende a distruggere buona parte del fascino dell’evento musicale, o addirittura a sostituirsi, quando e come può, al normale rapporto di ascolto.
(Gino Castaldo).

Con il senno di poi devo ammettere di essere d’accordo con la tesi dell’autore: il video musicale è stata una delle grandi innovazioni commerciali degli anni ‘80, gradualmente sempre più imprescindibile - purtroppo - dalla musica e alla fine il mezzo di promozione dal maggior impatto.

Ma se cerco di andare con la mente indietro nel tempo, la tagliente esattezza di questa analisi non rende giustizia ai ricordi e alle emozioni di tante persone che hanno vissuto quel fenomeno in totale ingenuità ed entusiasmo, passando - come me - direttamente dalla teledipendenza da cartoni animati dell’infanzia alla teledipendenza da videoclip dell’adolescenza.
I video musicali sono stati probabilmente per me quello che la radio è stata per le generazioni precedenti alla mia e ciò che Internet è probabilmente per quelle attuali: semplicemente il mezzo con cui mi sono avvicinato alla musica.

Gino Castaldo - “La terra promessa. Quarant’anni di cultura rock (1954-1994)”, ed Feltrinelli
Un bellissimo saggio sul rock scritto da un critico musicale che stimo molto.

La terra promessa

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