These Important Years

I miei anni ‘80

Il bambino urla

Pubblicato da Suedehead su 14 Luglio 2007

Con il senno di poi mi accorgo che nel 1989 gli anni ‘80 stavano davvero volgendo al termine. I Duran Duran dopo aver dato alle stampe Notorious si erano praticamente eclissati, per riemergere solo anni dopo; i Tears for Fears, dopo il loro classico Songs from the big chair dell’84 si erano fermati con un interlocutorio The seeds of love. I Talk Talk rifuggivano le classifiche già da tempo, mentre i Depeche Mode, miei eroi fino a pochi anni prima, nel 1987 erano entrati nella loro fase più commerciale con Music for the masses (più chiaro di così!), e di lì a poco avrebbero definitivamente sancito il loro nuovo corso con Violator. I Police ci avevano fatto rimanere per un po’ col fiato sospeso nel 1986 ventilando una possibile reunion, ma fu ben presto chiaro che la carriera solista di Sting sarebbe durata a lungo.

La grande stagione della new wave era finita, e all’improvviso mi trovavo senza più punti di riferimento.

Se a ciò aggiungiamo le prime delusioni personali, emotive e sentimentali di un adolescente, posso rendermi perfettamente conto di quello che successe una sera di quell’inverno. Entrando in casa sentii il piatto di mio fratello suonare una canzone assolutamente geniale. Non somigliava a niente di ciò che ero abituato ad ascoltare - era molto sghemba, con pianoforte e basso in evidenza - proprio il tipo di canzone in antitesi col techno-pop della mia infanzia. E fu ancora più strano scoprire che quel disco era mio, ricevuto in regalo un paio di anni prima e lasciato a prendere polvere sullo scaffale fino a quel momento: l’LP era The head on the door, la canzone si chiamava The baby screams e chi la suonava erano i Cure.

Può una canzone cambiare la tua vita? Ci ho pensato talmente tanto tempo che ho impiegato un secolo a scrivere questo post…
Credo che quando ciò sembri accadere è perché forse in realtà la tua vita già è cambiata, e in un certo senso quella canzone la stai semplicemente aspettando. Non credo che ci sarà mai più nella mia vita una rivoluzione della stessa portata, non è più possibile: i Cure hanno rappresentato per me una svolta radicale, nello stile di vita, nelle abitudini, nel linguaggio, negli interessi, nei sentimenti. Potrei dire che per me sono stati IL GRUPPO.
La malinconia acida dei loro testi, le chitarre lancinanti dei loro primi lavori, il basso martellante e sempre portante, la batteria statica tanto da sembrare una drum machine. I Cure sono una parte di me, tanto che oramai non ho nemmeno più bisogno di sentire le loro canzoni, mi basta soltanto pensarle; talvolta invece mi viene in mente una loro canzone e solo in seguito mi rendo conto dell’associazione di idee che l’ha fatta riaffiorare alla mia memoria. Tanti momenti importanti, tante gioie, tante angosce, tante risate, tante lacrime, sono legate indissolubilmente a quegli album.
Se nella mia vita non ci fossero stati i Cure, ora sarei senza dubbio una persona diversa.

It’s so useless
How can you be proud
When you’re sinking into the ground
Into the ground fills up my dreams
And I love it
Like a baby screams

E’ così inutile
Come fai ad essere orgoglioso
Mentre stai sprofondando al suolo
Quello stesso suolo popola i miei sogni
E lo amo
Come un bambino urla

The baby screams, la trovate su The head on the door (1985).

The head on the door

8 Risposte a “Il bambino urla”

  1. Flavio Dice:

    finalmente… :)

  2. Suedehead Dice:

    E’ stato faticoso, te lo assicuro… Phew… ;)

  3. Marcello Cannarsa Dice:

    The Head Of The Door, è l’album simbolo dei Cure, la maggior parte delle canzoni importanti sono in quest’album

  4. Suedehead Dice:

    E’ un’affermazione che non mi sento di poter condividere ;)

    Direi che The head on the door è il disco con il quale i Cure si sono sdoganati, e hanno portato nel mainstream una certa visione un po’ cupa che li caratterizzava.

    E’ uno splendido disco di canzoni, nel senso che ciascun brano a modo suo avrebbe potuto essere un singolo.

    Comunque, continuerò a parlare dei Cure per un po’ e di quelli che per me (parlando da fan) sono i dischi importanti. :D

  5. shymay Dice:

    anche per me i cure sono stati IL GRUPPO.
    anche se adoro questo album (insieme a faith), non sono daccordo con quello che dice marcello. a costo di dire ovvietà direi che un album che li definisce è disintegration (anche pornography, ma è più criptico)

  6. antonella Dice:

    Ciao, sarò forse un po’ nostalgica, ma io amo ancora ascoltare un Robert Smith dalla voce “acerba” cantare “play for today” (Seventeen Seconds), così come i quasi 4 minuti di intro di The Kiss, seguiti da un testo breve quanto agghiacciante…non ho un album preferito, dipende dai miei stati d’animo.Grazie per avere accolto il mio commento e ciao.

  7. Suedehead Dice:

    Grazie a te per essere passata a salutarmi. :)

    E per quanto concerne l’essere nostalgici: Seventeen Seconds è senza dubbio il mio album preferito dei Cure, ed uno dei miei preferiti di sempre.

    Do you expect me to act like a lover
    Consider my moves and deserve the reward
    To hold you in my arms
    And wait
    And wait for something to happen

  8. antonella Dice:

    Ciao, sono sempre più affascinata dalle b-sides raccolte in Join the Dots. Come spesso accade, la vera anima degli artisti viene “relegata” (quando va bene) nel lato B… Di grande impatto il cantato di New Day! Sto anche riscoprendo “Wish”, forse anni fa lo avevo un po’ sottovalutato. Spero di riuscire ad ascoltarli a Milano…
    Ciao! Lella

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